venerdì 3 ottobre 2008



La gente spesso si crede depositaria di grande realtà. Ovunque uno si giri troverà grandi uomini che hanno trovato la verità o in fondo a un bicchiere o arrotolato in strane e piccole cartine bianche.
«Meglio stare soli.»
«No, l’amore è la cosa più importane.»
«Scherzi? Conta la realizzazione personale.»
«Certo, ma a chi vuoi darla a bere? La cosa più importante sono gli amici.»
«Come no! Pensa a tutti quelli che credi amici e che invece ti prendono in giro.»
Insomma, a qualsiasi angolo dell’universo, in qualunque bar c’è gente disposta a fornire risposte ai dubbi più laceranti. La cosa migliore e che questi profeti, non hanno bisogno neanche di un lauto compenso, basta una birra o qualche altra cosa per annebbiare i sensi e anche la misera e squallida vita che conducono.
Ora, la mia domanda è questa: perché la gente si sente in diritto di emanare sentenze sulla verità?
Bè lascio a voi il compito di rispondere...

martedì 15 luglio 2008

hurt heart



Come si possono conoscere le ferite dell'anima? Non sono visibili, non sanguinano, non bruciano eppure dolgono più di molte altre...
E se anche si riuscissero a identificare, come potrebbero essere guarite?
- Dottore guardi! Questa è la classica ferita da cuore infranto!
- Infermiere, prepari 10 cc di cioccolata calda e porti qua un bel/la fusto/a per il/la paziente!

No, impossibile! Significherebbe vivere in un mondo troppo piatto e perfetto e (pieno di obesi).

venerdì 4 luglio 2008

Usciamo dal convenzionale.... cultura sparsa


Per questa volta, eviterò di parlare di trip mentali che si svolgono nel mio cervello e prendendo esempio dalla mia carissima amica angie, che qualcuno conosce meglio come juliet, varierò un po’ il contenuto di questo post. Oggi parlerò di cultura… ma non la cultura noiosa, no quella divertente, a tratti erudita, magari un po’ noir.

ARGOMENTO: STORIA

Titolo: Guerra e pace nel XX secolo
Autore: Lepre Aurelio
Casa Editrice: Il Mulino

Presenta una visione mondiale della storia raccontata tramite le voci dei protagonisti dell’epoca. Lepre fa un’ottima introduzione a ogni avvenimento citando scrittori, filosofi, politologi, sociologi e naturalmente le grandi star (presidenti e primi ministri :p). L’opera non presenta alcun indirizzo ideologico dichiarato e non si fa alcun problema nello sputtanare (perdonatemi la parola poco appropriata ma vi renderete conto, nel caso leggeste il libro, che è quella più adatta :D) le varie fazioni politiche che si alternano nel corso dei secoli.
Una vera chicca.


Commento personale: non mi sono mai divertita tanto nel preparare un esame








sabato 21 giugno 2008

tribute to Berto


Vi siete mai sentiti spettatori piuttosto che attori? Impediti invece che ballerini?
Cosa obbliga un comune essere umano dotato di intelligenza, padronanza di linguaggio, umorismo e magari anche di un bel faccino a rimanere in disparte piuttosto che andare a scatenarsi in pista? Ci sono numerose teorie in merito:
1 non sa ballare
2 non è abbastanza sicuro di sé
3 soffre di agorafobia
4 si sta distaccando dal mondo che lo circonda
5 trova la musica/spettacolo terribilmente noiosa/o
6 si fa scudo della motivazione numero 5 per non ammettere la motivazione numero 2.
Di tutte le motivazioni, forse la 4 è la meno esplicita.
Vi è mai capitato di andare a un ballo: rumore più o meno decente, abiti di tessuto sintetico, alcolici sparsi sul pavimento, gente che si accoppia come conigli nei bagni. Avete presente la scena? Ebbene quanti di voi sono rimasti ai bordi della pista a guardare le borse delle proprie amiche o a sorseggiare un cocktail con aria stoica e distaccata?
Avete focalizzato la scena? Facciamo un passo avanti.
Ora immaginatevi con l'aria triste, circondate di borse o con lo sguardo perso nel vuoto e un bicchiere vuoto mentale. Qual è il pensiero che vi assilla? Voglio tornare a casa. Però non potete perché come degli stupidi non siete andati con la vostra macchina ma con quella di qualcun altro quindi non potete neanche dettare regole sugli orari, a meno che non vogliate attaccare con i piagnistei.
Tornando al discorso di prima, siete lì seduti, da soli, e cosa pensate (oltre il voler tornare a casa)? Questo non è il mio mondo. Le persone che ballano allegre e che non condividono nulla con me, non sono il mio mondo.
È assurdo lo ammetto, fare di questi ragionamenti nel bel mezzo di un pezzo house o simile nel pieno di una discoteca. Potreste alzarvi, mandare a puttane le borse, buttare il bicchiere e farvi uno dei migliaia di esseri viventi ansimanti in quella discoteca, e invece no. Voi pensate che quello non è il vostro mondo, che le persone che avete considerato importanti per una vita intera non sono il vostro mondo. E forse ci voleva una discoteca sovraffollata a farvi comprendere che in voi c'è qualcosa di diverso, che vi differenzia nel bene o nel male.
Certo, a saperlo che uno avrebbe fatto di questi pensieri emo e che avrebbe messo in discussione tutta la propria vita, se ne sarebbe stato a casa.
Ma questo è il mio giudizio.
Il resto dipende da voi, rivoluzionari o reazionari che siate ciò non deve farvi perdere di vista la realtà.

lunedì 2 giugno 2008

Nighthawks


Generalmente sono una persona che dorme molto bene. Adoro dormire, adormo i miei pigiamoni, il piumone rosa che mi fa compagnia nelle notte fredde e invernali. Eppure, ci sono notti in cui il sonno svanisce e sono notti orribili. Avete mai provato a vivere un giorno intero senza chiudere occhio? E non intendo ventiquattr'ore di divertimento. Intendo 21 orribili ore. Bè a me è accaduto e se non sono stata un giorno intero senza dormire, ventuno ore le ho passate all'impiedi. Vi chiederete perché dia tutta questa importanza al sonno. Vi spiego. La notte può essere al tempo stesso un momento magico fatto di sogni e di riposo e un momento orribile fatto di incubi... o peggio, fatto di veglie. Una notte insonne è il momento migliore per i brutti pensieri, per le riflessioni pseudo filosofiche e tristi ricordi.
Immaginate la scena.
Voi siete svegli, avete il vostro bel pigiama e siete davanti la finestra. Le lenzuola e le coperte del letto sono calde e stropicciate per via del continuo e irrefrenabile rivoltarsi. Una posizione è troppo scomoda, in una il braccio vi fa male, in un'altra vi fa male la schiena, in un'altra sentite i rumori provenire i rumori dalla strada (viva la politica dei doppi infissi). Insomma il momento migliore per riposarsi diviene una silenziosa e incresciosa lotta contro i piccoli particolari che vi impediscono di distendervi, chiudere gli occhi e semplicemente scivolare nel sonno.
Allora, che fate? Comincia il vagare per la casa. Ci si affaccia alla finestra, si osserva il mondo immobile che prova a dormire. Le finestre dei palazzi sono tutte chiuse, le veneziane sono abbassate, giù in strada passa solo qualche rara macchina che si ritira dai bagordi notturni. E voi, pensate solo agli occhi che vi bruciano per la stanchezza e alle palpebre che non si reggono. Così, vi poggiate di nuovo sul letto, sena pretese. Senza pensare che vi addormenterete, solo per poggiare le stanche membra, chiudete gli occhi... e tutto tace.
Finché, dopo un'ora, non suona la sveglia assordandovi, ricordandovi che un'altra dura giornata lavorativa comincia.
Buongiorno nottambuli! Incrociate le dita, magari la prossima notte andrà meglio
.

venerdì 30 maggio 2008

al mondo esistono i bianchi, i neri , i colorati... e Berto

Come sappiamo chi può essere considerato amico e chi no?
Come possiamo fidarci della gente che ci sta intorno?
Abbiamo dei canoni assoluti per valutare le persone che ci devono stare accanto? Un mio amico sosterrebbe di si. E io vorrei dargli retta, ma la verità, almeno nel mio caso specifico, è che canoni esatti non esistono e se ci sono, mi vanno troppo stretti. Ora non vorrei fare della stupida e inutile retorica sull'amicizia tipo frase da diario delle medie: due amici sono come due angeli fusi in uno e bla bla bla... insomma, la storia la conoscete, anche se proprio ieri ho sentito che i clichè sono tali perchè sono rassicuranti e intramontabili. Bha! Sarà anche vero ma sono terribilmente noiosi.
Ora torniamo al punto.
La verità è che non so quali possano essere le persone “degne” di starci accanto: quelle che ci fanno crescere, maturare, quelle che ci arricchiscono, quelle che ci amano?
Certo sono tutte cose molto nobili, ma, purtroppo, ho l'impressione che non bastino.
Forse, al nostro fianco abbiamo bisogno di persone che non ci facciano mai annoiare, che in qualche modo ci facciano vedere i mostri di cui non sospetteremmo mai l'esistenza. Al nostro fianco abbiamo bisogno di gente che ci faccia ragionare, che ci conduca a nuove dimensioni, di gente che non ci dica che il mondo inizia e finisce in un determinato punto.
Anche tutte queste cose sono nobili, ma ad alcuni potrebbero non bastare.
All'amico citato all'inizio, dissi che non esistono solo il bianco e il nero (lui continua a credere imperterrito nella propria tesi) e che ci sono miliardi di sfumature ( si lo so, è pura retorica). Eppure, forse il mondo può essere diviso in queste categorie: chi vede le sfumature, chi vede il bianco e il nero... e i daltonici (dio non voglia che qualcuno mi accusi di razzismo). Sapete, vorrei tanto dare ragione al mio amico. In fondo delle regole assolute anche in questi campi ci risolverebbero un bel po' di grane... certo verrebbe a mancare tutta la poesia. Quindi possiamo arrivare alla conclusione che non esistono conclusioni.
Gli esseri umani cambiano ogni giorno. Ognuno di noi entra in contatto con persone e fa esperienze che potrebbero cambiargli la vita e il modo di pensare.
Quindi non esiste nessun bianco, nessun nero, nessuna sfumatura o almeno non in termini assoluti.
Lo so, mi sono persa in un ragionamento senza via d'uscita :°D
L'unica verità cui volevo arrivare è che le persone che ci vanno bene oggi, domani potrebbero risultarci superflue eppure, a volte, potremmo restare legate a loro per anni, a volte per decenni.
Il problema posto... è davvero un gran casino perché spesso la strada verso la verità è oscurata dai nostri sentimentalismi.
Berto, a volte vorrei avere i tuoi occhi...

martedì 20 maggio 2008

signs



Segni. Bisogna credere nei segni?
È indubbio che, quando le cose vanno male, basta una specie di raggio di luce nel buio per farci sperare che non tutto è perso e che possiamo ancora credere che le cose evolveranno al meglio. Misticismo, fanatismo religioso o superstizione? Cosa sono questi segni? A volte possono essere nient'altro che il puro Caso che ci prende un po' per i fondelli (ammesso che il Caso abbia queste intenzioni), a volte può essere tutto, a volte niente, a volte possiamo essere noi. Chissà. Senza tali segni, con molte probabilità, ci sarebbe un'impennata nel numero di suicidi quindi ne abbiamo bisogno. Noi dobbiamo credere nei segni perché per il solo fatto che vi crediamo essi appaiono misteriosamente e non per qualche intervento divino, ma solo per il fatto che le nostre idee radicate ci mostreranno qualcosa. Si vi è molta illusione, non lo nego, ma non sempre fa male.
Concludo dicendo che l'aver trovato dopo un anno la mia stupenda maglietta dell'hard rock café di new york mi dà la speranza di credere che domani il cielo non sarà troppo coperto e che magari non pioverà neanche e, volendo esagerare, potrei anche trovare un posto libero sotto casa di alle a via duomo...
non criticate, ognuno si sceglie i segni e le difficoltà da superare :p